La fotografia non è come la pittura. Vi è una frazione creativa di un secondo quando si scatta una foto. Il tuo occhio deve vedere una composizione o un’espressione che la vita stessa propone, e si deve saper intuire immediatamente quando premi il clic della fotocamera. Quello è il momento in cui il fotografo è creativo. Oop! Il momento! Una volta che te ne accorgi, è andato via per sempre". (H.C.Bresson)

 
Una scusa per fotografare Firenze:
camminando con Dante, 700 anni dopo la sua morte

UN PO' DI STORIA E IL TOUR

Dante, il sommo poeta, nacque nel 1265 a Firenze e morì in esilio a Ravenna nel 1321. Quest'anno ricorrono, quindi, 700 anni dalla sua morte e, questo anniversario, può essere una bella occasione per un tour fotografico alla scoperta delle testimonianze della sua presenza e alla ricerca delle sue tracce in città.

Firenze per Dante fu inevitabilmente un luogo di amore - per la città e per Beatrice la sua vera amata anche se sposò un'altra donna - e dolore – venne esiliato dai sui concittadini nel 1302 -, come sottolineato in molti passaggi dell’opera che lo ha reso immortale, la Divina Commedia.

“Godi, Fiorenza, poi che se' sì grande,
che per mare e per terra batti l'ali,
e per lo 'nferno tuo nome si spande!”

[canto XXVI dell’Inferno]

Il poeta fiorentino visse i primi 35 anni della sua vita in una città in pieno fermento, e non solo dal punta di vista politico: anche per quanto concerne lo sviluppo urbanistico, la città gigliata, proprio negli ultimi decenni del XIII secolo era un vero e proprio ‘cantiere’ a cielo aperto che rispecchiava, in un certo modo, il suo dinamismo sociale.

La prima cerchia di mura che Cacciaguida – altro noto poeta fiorentino che dialoga con Dante nella Divina Commedia – descrive come «cerchia antica» non fu più sufficiente a perimetrare la città in piena espansione demografica ben prima che nascesse Dante: la crescita della popolazione cittadina provocata dall’‘immigrazione’ di genti dalla zona fiesolana – Fiesole è un piccolo paese che si erge su una delle colline che circondano Firenze - rese indispensabile, nel 1173, la costruzione di una nuova cinta muraria che circoscrisse un’area di 95 ettari, cinque volte superiore a quella risalente all’epoca romana. Non solo: affinché Firenze, nel suo aspetto urbano, potesse essere lo specchio del prestigio che andava sempre più acquisendo, essa cominciò a vestirsi di opere architettoniche degne di una simile città.

La leggenda vuole che Dante trascorresse un po' di tempo ogni giorno, seduto su un sasso – chiamato oggi il 'Sasso di Dante' – ad osservare la costruzione della cattedrale di Santa Maria del Fiore per opera del Brunelleschi, chiamata dai fiorentini il Duomo.

Tanti i luoghi in cui si può leggere un passaggio di Dante e sono tanti i monumenti che videro la luce nel periodo in cui il Sommo Poeta visse in città. Proprio negli ultimi decenni del XIII secolo infatti furono fondati edifici-simbolo, come la già citata Cattedrale di Santa Maria del Fiore, Palazzo Vecchio, le Basiliche di Santa Croce e di Santa Maria Novella. 



Uno dei luoghi, insieme al Battistero, che più si avvicina alla spiritualità tipica dell’epoca di Dante è senz’altro la suggestiva Abbazia romanica di San Miniato al Monte, peraltro citata nel VII canto del Purgatorio. Ma oltre a questi luoghi – vissuti più o meno direttamente dal Sommo Poeta – esistono tante altre testimonianze, di ogni epoca, che documentano quanto la città sia profondamente intessuta dello spirito di Dante. Camminando per Firenze ci si imbatte spesso in numerosi ritratti danteschi: famoso quello di Piazza Santa Croce proprio accanto alla basilica da cui la piazza e il quartiere prende il nome. Lì, la grande statua di Dante, sembra guardare con aria di sfida i suoi concittadini, parte dei quali furono responsabili del suo esilio, tenendo nella mano destra la sua opera, la Divina Commedia. Altra statua di Dante la troviamo nel loggiato degli Uffizi insieme a quelle di tanti altri personaggi che fecero la storia della città, tra le colonne vicino all'ingresso della famosa 'Galleria'. 



Camminando nella città faremo un salto nel tempo, in pieno periodo pre rinascimenatale e le 33 celebri lapidi dantesche, concentrate soprattutto nel quartiere medievale, ci racconteranno e ci parleranno della vita del poeta.

Questo tour fotografico, che cercheremo di farlo al mattino presto e nel tardo pomeriggio quando la città si tinge del rosso dall'alba al tramonto e le strette vie del quartiere dantesco si animano di gente, ci porterà alla scoperta di una Firenze meno conosciuta rispetto a quella, iconica, del Rinascimento. Chi vorrà potrà assaggiare un panino con il Lampredotto – tipico piatto della cucina fiorentina medievale a base di abomaso, uno dei quattro stomaci dei bovini, bollito e sminuzzato- in uno dei chioschi all'inizio di Via Dante Alighieri, servito nel pane 'senza sale' la cui tradizione viene decantata anche da Dante stesso in una terzina del Paradiso: 

Tu proverai sì come sa di sale
lo pane altrui, e come è duro calle
lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale.

[Paradiso, Canto XVII]





Andremo, percorrendo le strette viuzze del centro, davanti alla casa dove Dante visse la sua infanzia e nella chiesa dove si sposò, suo malgrado, con Gemma Donati, la figlia di una delle famiglie più ricche e potenti della Firenze di quel periodo. Il quartiere cosiddetto dantesco include anche la casa torre, dove Dante fisse la sua infanzia, la sua casa natale, trasformato in Museo, la Badia Fiorentina e la Torre della Castagna (l’unica torre a base rotonda di Firenze).

Attraverseremo il Ponte Vecchio all'inizio del quale una terzina, tratta dall'Inferno, ci ricorda la causa scatenante della guerra civile tra le due fazioni opposte che si contendevano Firenze: i Guelfi e i Ghibellini. Fu quello l'inizio di un periodo di sanguinose battaglie che portò indirettamente all'esilio del poeta che non fece più ritorno a Firenze. Neppure dopo morto le sue spoglie furono traslate nella città. Dante riposa infatti a Ravenna, in Romagna.

Marasco, grande cantore popolare fiorentino morto alcuni anni fa, in una sua celebre canzone, mette in bocca al Sommo Poeta queste parole: O fiorentini m'avete esiliato, prendete la merda che dio va' mandato. Come se l'alluvione che travolse Firenze nel 1969 fosse una sorta di punizione divina per quello che i suoi concittadini gli avevano fatto.


 

UNA PROGRAMMA DI MASSIMA

Trascorreremo una giornata in una Firenze diversa, con l'obiettivo di scoprire e fotografare la Firenze di Dante e come i fiorentini, forse come una sorta di scuse postume per averlo esiliato, hanno omaggiato il Sommo Poeta. Street food a base di lampredotto e pane senza sale. Per un paio d'ore saremo seguiti da una guida – tra i massimi conoscitori dell'Alighieri – che ci racconterà anedotti e curiosità su Dante e sulla 'sua' Firenze.

Breifing e introduzione al concetto di reportage fotografico dalle 18 alle 19,30 la sera precedente al tour.
 

QUANDO

Marzo
26 (breifing) – 27 (tour)
28 (breifing) – 29 (tour)

Aprile
16 (breifing) - 17 (tour)
18 (breifing) - 19 (tour)
23 (breifing) – 24 (tour)
 

EXTRA, COSTI E INFO
A richiesta da abbinare alla giornata di scatto un workshop, one to one o per un massimo di 3 persone, sulla fotografia di reportage, nei giorni 28 Marzo e 18-23 Aprile.
Costo de 'A spasso nella Firenze di Dante': 220 euro (tasse incluse) che comprende la giornata di scatti, il breifing il giorno precedente e il pranzo street food del giorno del workshop. 
Per altre informazioni e per conoscere il costi del one-to-one scrivere a: agresti.edoardo@gmail.com